Coltivatori di Emozioni e Carbon Planet diventano soci!

Un progetto che unisce tutela ambientale e salvaguardia delle tradizioni agricole

Carbon Planet ha intrapreso il proprio percorso imprenditoriale mettendo al centro il legno, inizialmente con progetti di edilizia sostenibile e successivamente ampliando il proprio raggio d’azione al settore forestale. I crediti di carbonio che l’azienda intende promuovere derivano, infatti, sia dall’utilizzo del legno in edilizia sia dalla gestione sostenibile delle foreste. Il naturale sviluppo di questo percorso è stato l’avvicinamento al mondo agricolo, riconoscendone il ruolo strategico nella lotta al cambiamento climatico e il potenziale contributo delle pratiche di carbon farming nella generazione di crediti di carbonio di alta qualità.

Per questo siamo particolarmente orgogliosi di essere diventati soci di Coltivatori di Emozioni, una piattaforma di agricoltura sociale che custodisce l’identità e l’autenticità dei prodotti agroalimentari italiani. 

Coltivatori di Emozioni vogliono essere protagonisti nel percorso di transizione ecologica restando al fianco delle aziende in più settori tra questi possiamo citare: il supporto nella redazione del bilancio di sostenibilità e l’aiuto nella creazione delle CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) .

Attraverso le parole di Biagio Amantia, co-fondatore (nella foto) vogliamo raccontare il loro progetto che unisce tutela ambientale e salvaguardia delle tradizioni agricole, dando nuova linfa a tecniche di coltivazione capaci di rispettare e proteggere la terra.

  • Sul vostro sito trovano spazio le storie di tanti agricoltori, uomini e donne che ogni giorno si impegnano per mantenere viva la nostra terra. Da dove nasce lidea di Coltivatori di Emozioni?

Viviamo nel Paese più bello del mondo, siamo primi per biodiversità, contiamo su più di 5mila prodotti tradizionali censiti, ma molti di questi sono custoditi da piccoli agricoltori e rischiano di scomparire. Così come ci sono piccoli, splendidi borghi che corrono il pericolo di essere abbandonati. Abbiamo pensato che fosse una buona idea attivarsi per creare una rete in cui ognuno, che si tratti di un privato cittadino o di un’azienda sensibile al tema, possa contribuire per sostenere queste realtà e preservarne l’esistenza. Nasce così nel 2016 Coltivatori di Emozioni, la prima piattaforma in Italia di social farming, con l’obiettivo di creare una rete di agricoltori e sostenitori delle tradizioni contadine per salvaguardare i territori rurali a rischio di abbandono.

  • Come funziona la vostra piattaforma?come è possibile supportare gli agricoltori? 

Oggi contiamo su una rete di più di 100 piccoli produttori in tutte le regioni italiane, che possono essere sostenuti da singoli cittadini, che si connotano come consumatori attenti e consapevoli, o da imprese che nel loro percorso di sostenibilità e nei loro obiettivi ESG scelgono di aderire al nostro progetto.  Sono storie che parlano di agricoltura sostenibile, sviluppo della comunità, biodiversità e benessere del territorio. Proponiamo pacchetti, per adottare i produttori e i loro progetti, dal singolo contributo a supporto del progetto agricolo, alla possibilità di ricevere in cambio i prodotti del territorio fino a quella, in determinati periodi dell’anno, di andare sul campo a vivere direttamente l’esperienza. Se si decide di sostenere un viticoltore del Lazio, sarà possibile andare a conoscerlo di persona, ad esempio, partecipando alla vendemmia. Quanto alle imprese la proposta per loro comprende quattro macroaree: la regalistica aziendale per fare dei doni con i prodotti del territorio a clienti e dipendenti per occasioni specifiche, come ad esempio le festività natalizie; la possibilità di fare attività di welfare o per il team building sul campo; i progetti di corporate social responsibility per intervenire su un territorio con progetti ad hoc ed infine la possibilità di affidarsi a noi per la redazione dei bilanci di sostenibilità.

  • Quali sono i servizi che offrite?in particolare per quanto riguarda i bilanci di sostenibilità e l’opportunità di costituire una CER.

Di recente abbiamo ampliato la nostra offerta di servizi con l’obiettivo di diventare la piattaforma di riferimento per la sostenibilità ambientale e sociale, guidando i nostri partner verso il raggiungimento dei loro obiettivi di sostenibilità.  

Grazie ai nostri esperti supportiamo le imprese nel comunicare gli impatti non finanziari (ESG) supportandoli nell’elaborazione del Bilancio di Sostenibilità secondo i nuovi Standard GRI, pubblicati nel 2021 ed obbligatori dal 1° gennaio 2023, inoltre analizziamo gli impatti ambientali di prodotto secondo la norma ISO 14067 con un approccio metodologico che si basa sul ciclo di vita di prodotto (LCA, Life Cycle Assessment).

Per quanto riguarda le CER, grazie ad una ESCo nostra partner, supportiamo le aziende nel loro percorso di transizione energetica nell’accesso alle diverse configurazioni di autoconsumo diffuso (CER), consentendo di produrre e condividere energia da fonti rinnovabili locali e di beneficiare di incentivi economici.

Scegliendo di aderire alla nostra piattaforma, si ottiene un piano d’azione su misura per rendicontare il miglioramento di alcuni goal globali per lo sviluppo sostenibile stabiliti dall’ONU quali il consumo e produzione responsabile, la lotta contro il cambiamento climatico, la salvaguardia della biodiversità, città e comunità sostenibili.

  • Come Carbon Planet stiamo approfondendo la tematica legata alle foreste, gestite e abbandonate, nel nostro Paese. Abbiamo notato come queste ultime siano la maggioranza e ciò comporta un aumento dei rischi ambientali connessi all’abbandono. Cosa ci può raccontare del settore agricolo? 

Oggi circa 1/3 della superficie nazionale è coperto da boschi, ma la maggior parte è non gestita. Questo genera rischi incendi, dissesto idrogeologico, perdita di biodiversità attiva e spopolamento rurale. Una gestione agricolo-forestale sostenibile può diventare una leva di competitività per il settore agricolo, infatti, può permettere di rilanciare filiere locali come quella del legno, biomassa, funghi, turismo esperienziale oltre a prodotti agricoli certificati “forest-friendly” o provenienti da sistemi agroforestali. Inoltre i boschi gestiti possono generare crediti volontari di carbonio per imprese agricole e agroalimentari che permetterebbe loro di aprire un flusso economico aggiuntivo. 

I crediti di carbonio di alta qualità proposti dalla UE (Regolamento CRCF 2024/3012) prevedono anche il carbon farming letteralmente “coltivazione di carbonio”. Il carbon farming è un insieme di pratiche agricole e forestali pensate per aumentare la capacità dei terreni di assorbire e immagazzinare anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera, contribuendo così a ridurre i gas serra responsabili del cambiamento climatico. 

  • Potrebbe essere di vostro interesse approfondire quanto proposto dal Regolamento UE e far conoscere il tema dei crediti di carbonio? Cosa pensate dei crediti di carbonio in agricoltura? 

I crediti di carbonio in agricoltura sono una leva promettente e, infatti, in Coltivatori di Emozioni li guardiamo con molto interesse come ulteriore strumento per supportare gli agricoltori e proteggere la biodiversità. Hanno un forte potenziale, ma devono essere certificati e accompagnati da co-benefici ambientali (biodiversità, acqua, suolo). In particolare possono valorizzare il ruolo degli agricoltori che diventano “gestori del clima” oltre che produttori di cibo, attraverso il sequestro di carbonio. I crediti certificati, inoltre, possono aprire un flusso economico aggiuntivo, soprattutto per le aziende agricole marginali o in aree interne. Le pratiche di carbon farming aumentano la sostanza organica del suolo, questo migliora la fertilità e la capacità del terreno di trattenere carbonio.  I suoli ricchi di carbonio organico assorbono e trattengono più acqua, il risultato è una maggiore resilienza ai periodi di siccità e riduzione del rischio di erosione durante le piogge intense. La riduzione della degradazione del suolo contrasta i fenomeni di desertificazione e impoverimento dei suoli agricoli, oggi in crescita anche in Italia. Infine, il carbon farming è ovviamente un alleato della biodiversità perché rompe la logica delle monocolture intensive, arricchisce i campi e rafforza la vita del suolo. 

In altre parole: più carbonio nel suolo = più vita sotto e sopra la superficie.

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