Il 24 giugno sono stato invitato come relatore alla Next Horizons Building Conference, iniziativa culturale organizzata da Spreentech a Rovereto, presso lo spazio Progetto Manifattura.
Il mio intervento si è svolto nell’ambito della tavola rotonda “Sostenibilità concreta nell’edilizia e nei territori: una scelta etica per un domani prospero”, dedicata al ruolo delle costruzioni nella transizione ecologica.
In quella sede ho avuto modo di illustrare il contributo che Carbon Planet può offrire al tema della decarbonizzazione, con particolare riferimento ai crediti di carbonio e alle costruzioni sostenibili, ambito che la società ha sviluppato fin dalla propria nascita. Le domande che mi sono state rivolte hanno toccato i temi della neutralità carbonica, dell’edilizia in legno, dell’innovazione tecnologica e della valorizzazione territoriale.
La decarbonizzazione è spesso percepita come un obiettivo differito, subordinato a una maturità tecnologica ancora da raggiungere. Tale percezione non corrisponde alla realtà: gli strumenti per contribuire concretamente alla mitigazione del cambiamento climatico sono già disponibili. La questione non riguarda più la possibilità di agire, bensì la determinazione nel compiere scelte coerenti in tale direzione.
Si consideri, ad esempio, il settore delle costruzioni “tradizionali”, responsabile di circa il 37% delle emissioni globali di CO₂. Questo stesso settore, attraverso l’edilizia sostenibile in legno strutturale, può già ridurre in modo significativo il proprio impatto ambientale.
È doveroso fare una precisazione: il 37% si articola in due componenti distinte, secondo l’analisi proposta da Habitech – Distretto Tecnologico Trentino. Circa il 27% è riconducibile al carbonio operativo (operational carbon), ossia alle emissioni generate durante la fase d’uso e gestione dell’edificio, quali riscaldamento, raffrescamento e consumi elettrici. Il restante 10% costituisce il carbonio incorporato (embodied carbon): le emissioni associate alla produzione dei materiali, al trasporto e al processo costruttivo. Tale distinzione è dirimente, poiché individua con precisione i diversi ambiti su cui è possibile intervenire.
Carbon Planet ha mosso i primi passi nell’edilizia strutturale in legno con crediti di carbonio che non derivano da progetti astratti o geograficamente remoti, ma da edifici realizzati nei territori in cui operiamo.
Il ruolo del legno nella riduzione delle emissioni
Nel corso della crescita, gli alberi assorbono CO₂ dall’atmosfera e la immagazzinano nella propria struttura. Quando il legno viene impiegato nella costruzione di un edificio, anziché essere bruciato o lasciato decomporre, tale anidride carbonica rimane stoccata nelle componenti strutturali per decenni: l’edificio assume così la funzione di deposito di carbonio.
Su questo principio si fonda il concetto di rimozione (CDR, Carbon Dioxide Removal): non la semplice riduzione o compensazione delle emissioni, ma la sottrazione di CO₂ dall’atmosfera e la sua custodia duratura. La distinzione è rilevante, poiché la neutralità carbonica non si consegue unicamente emettendo meno, ma anche rimuovendo le emissioni che permangono inevitabili.
Il quadro europeo
Tale impostazione trova riscontro negli indirizzi adottati dall’Unione Europea. Il New European Bauhaus ha posto la qualità e la sostenibilità degli spazi costruiti al centro del Green Deal. Il Carbon Removals Certification Framework (CRCF), istituito dal Regolamento UE 2024/3012 quale primo quadro europeo per la certificazione delle rimozioni di carbonio, ha riconosciuto formalmente lo stoccaggio di CO₂ nei prodotti a lungo ciclo di vita, con particolare riferimento ai materiali da costruzione di origine biologica.
È opportuna una precisazione: il CRCF è in vigore e ne sono stati definiti i principi, ma le metodologie specifiche per i prodotti legnosi da costruzione sono tuttora in fase di elaborazione e verranno pubblicate nell’ultimo quadrimestre del 2026. Il quadro normativo richiede uno stoccaggio duraturo, pari ad almeno 35 anni, soggetto a monitoraggio, ed è stato concepito anche per contrastare il greenwashing e armonizzare un mercato finora frammentato.
La valorizzazione della filiera del legno italiana
In questo contesto, Carbon Planet ritiene fondamentale attribuire il giusto peso alla filiera del legno italiana e sostenerne il rafforzamento. Il legno costituisce una materia prima strategica nella riduzione delle emissioni di CO₂ in atmosfera, e una filiera nazionale strutturata e adeguatamente valorizzata può tradurre tale potenziale in un beneficio ambientale ed economico misurabile.
Una gestione forestale sostenibile, unita a una filiera capace di destinare il legno a impieghi di lunga durata come l’edilizia, consente di coniugare la tutela del patrimonio boschivo, la creazione di valore per i territori e la generazione di crediti di rimozione di qualità. Si tratta di un’opportunità che richiede una visione di sistema, nella quale la valorizzazione della risorsa nazionale rappresenta un presupposto e non un elemento accessorio.
Un esempio concreto
La fondatezza di tale approccio trova conferma in realizzazioni già esistenti. A Rovereto, nell’area dell’ex Marangoni, sorge l’edificio in legno più alto d’Italia: nove piani per 29 metri di altezza, realizzato da XLAM Dolomiti nell’ambito di un complesso di edilizia sociale.
Non si tratta di un caso isolato, né limitato alla scala del singolo edificio. In Svezia, ad esempio, è in corso di realizzazione una vera e propria città in legno: lo Stockholm Wood City, sviluppato da Atrium Ljungberg nel quartiere di Sickla, si estende su circa 250.000 metri quadrati ed è considerato il più grande progetto urbano in legno al mondo, con migliaia di alloggi e spazi di lavoro. Esperienze di questa portata dimostrano che la costruzione in legno non costituisce una soluzione di nicchia, bensì un modello replicabile su scala urbana, capace di coniugare qualità, sicurezza e prestazione con una significativa riduzione delle emissioni.
L’edilizia strutturale in legno è, al tempo stesso, una scelta corretta sul piano ambientale e una scelta progressivamente più competitiva: il quadro normativo europeo orienta il valore verso chi costruisce in modo sostenibile, i capitali ricercano progetti credibili e misurabili, e i territori richiedono interventi di rigenerazione. Gli operatori in grado di muoversi tempestivamente — imprese, amministrazioni e filiere del legno — non si limiteranno a operare in modo responsabile, ma consolideranno un vantaggio competitivo difficilmente recuperabile.
L’innovazione tecnologica consente già oggi di migliorare la qualità ambientale e, con essa, le condizioni di vita. Gli strumenti sono disponibili, il quadro normativo è in fase di definizione e gli esempi concreti sono già operativi. Resta unicamente la necessità di decidere: la strada verso un domani prospero è già praticabile.
Riccardo Fraccaro, CEO di Carbon Planet


