Carbon Planet è una Società Benefit e tra le sue finalità di beneficio comune c’è quella di «non causare danno a cose, persone, animali e ambienti naturali». Per chi sviluppa progetti di gestione forestale e di edilizia strutturale in legno, la tutela della biodiversità è una condizione essenziale per raggiungere gli obiettivi di mitigazione del clima.
In questi giorni si è aperta a Yerevan, in Armenia, la COP17 della Convenzione ONU sulla diversità biologica, che proseguirà fino al 30 ottobre. È la prima verifica globale dei 23 obiettivi al 2030 del Quadro di Kunming-Montreal, e i dati dicono che la meta è ancora lontana. Secondo il rapporto globale Stato dell’azione per la biodiversità del Segretariato della Convenzione per la COP17, oggi è protetto circa il 18% delle terre e appena il 10% dell’oceano globale, contro il 30% previsto per entrambi.
Il nodo principale resta quello delle risorse. Il Quadro di Kunming-Montreal stima in 700 miliardi di dollari l’anno il divario tra le risorse che servirebbero per proteggere la natura e quelle oggi effettivamente erogate, e prevede di colmarlo entro il 2030 su due fronti: mobilitare almeno 200 miliardi l’anno di finanziamenti, pubblici e privati (obiettivo 19), e ridurre di almeno 500 miliardi l’anno i sussidi dannosi per la biodiversità (obiettivo 18). ll rapporto globale mostra quanto si sia ancora lontani: nel 2023 i fondi comunicati dai Paesi si fermavano a circa 33 miliardi, e l’unico traguardo finanziario già scaduto, quello del 2025 sugli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, è stato con ogni probabilità mancato.
Le cifre necessarie per proteggere gli ecosistemi possono sembrare enormi, ma non esiste economia, né benessere umano, che non poggi sulla natura: proteggere la biodiversità significa proteggere le fondamenta su cui si regge tutto il resto.
Che cos’è la biodiversità
Il termine biodiversità è entrato nel linguaggio comune solo di recente. Diffuso alla fine degli anni Ottanta da E.O. Wilson, si è affermato con la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), adottata al Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 e oggi principale riferimento normativo internazionale in materia. Da allora la parola è diventata così diffusa da risultare quasi “ambigua”: il biologo Christian Lévêque l’ha definita un termine-valigia, in cui ciascuno proietta la propria idea di natura, filtrata dalla cultura e dall’esperienza personale. Per questo vale la pena partire da una definizione chiara.
Per biodiversità si intende la varietà di tutti gli organismi viventi. Si articola su tre livelli: i geni che determinano i tratti di ciascun individuo, le specie (ad esempio: l’abete rosso, l’orso bruno) e gli ecosistemi che le ospitano, come le foreste.
È la stessa articolazione della definizione ufficiale della CBD:
- Diversità genetica: la variabilità del patrimonio genetico tra individui della stessa specie.
- Diversità di specie: la varietà di specie presenti in un dato territorio o ecosistema.
- Diversità degli ecosistemi: la varietà di habitat, comunità ecologiche e ambienti.
Diversità genetica
Un patrimonio genetico diversificato è uno dei meccanismi fondamentali con cui una specie affronta con successo gli eventi imprevisti, dalle malattie ai cambiamenti ambientali.
La specializzazione agricola e zootecnica degli ultimi decenni ha invece selezionato piante e animali con genomi sempre meno diversificati, alla ricerca di prodotti uniformi. Come osserva Lorenzetti, “il lavoro del miglioratore tende a ridurre la variabilità” perché il massimo rendimento si ottiene quando tutti gli individui rispondono allo stesso modo alle condizioni favorevoli. Un esempio: coltivare un’unica varietà di mele rende la merce omogenea e facilmente riconoscibile, ma quello stesso genoma uniforme è anche più vulnerabile. L’arrivo di un singolo parassita può propagare la malattia “a tappeto”, costringendo a un uso più intenso di difese chimiche. La diversità, in altre parole, è una forma di assicurazione.
Diversità di specie
È il numero di specie presenti in un dato territorio: quando si parla di biodiversità senza ulteriori precisazioni, di norma ci si riferisce a questo livello.
L’intensificazione delle attività agricole e la crescente antropizzazione degli ambienti tendono a ridurla.
Diversità degli ecosistemi
Un ecosistema è l’insieme delle specie che occupano un territorio e interagiscono tra loro e con i fattori fisici che lo caratterizzano. La diversità degli ecosistemi indica la varietà di questi sistemi in un’area (boschi, praterie, zone umide, corsi d’acqua) e la loro articolazione interna.
Biodiversità, biomassa e carbonio
Per misurare la vita sulla Terra si usa la biomassa, cioè la massa complessiva degli organismi viventi presenti in un ambiente. Secondo la stima di riferimento, la biomassa del pianeta contiene circa 550 miliardi di tonnellate di carbonio. Oltre l’80% è nelle piante, con circa 450 miliardi di tonnellate. Seguono i batteri, con circa 70, e molto più indietro funghi, animali e altri organismi.
La biomassa è quindi uno dei grandi serbatoi di carbonio del pianeta, insieme all’atmosfera, agli oceani, alle rocce calcaree e ai combustibili fossili.
Il confronto tra i regni è eloquente: le piante pesano circa 7.500 volte l’intera umanità. Noi rappresentiamo appena lo 0,01% della biomassa totale. Eppure, comparsi in tempi geologicamente brevissimi, siamo riusciti a condizionare l’intero sistema dei viventi.
Un circolo vizioso — e una leva di mitigazione
La perdita di biodiversità non è solo una conseguenza del cambiamento climatico: ne è anche una causa. Uno studio pubblicato nel 2024 su Nature Communications ha misurato per la prima volta questo effetto su scala globale.
Gli ecosistemi più ricchi di specie producono più biomassa e trattengono più carbonio. Quando le specie scompaiono, questa capacità si riduce e altro carbonio torna in atmosfera. È un effetto che la maggior parte dei modelli climatici ancora trascura.
Si innesca così un circolo vizioso che si autoalimenta: livelli più elevati di cambiamento climatico provocano una maggiore perdita di biodiversità, che a sua volta riduce lo stoccaggio di carbonio e aggrava ulteriormente il clima. La conservazione e il ripristino della biodiversità possono contribuire quindi concretamente al raggiungimento degli obiettivi di mitigazione climatica.
Carbon Planet segue con attenzione il Regolamento UE 2024/3012 (CRCF), il primo quadro volontario europeo di certificazione delle rimozioni di carbonio, pubblicato nel dicembre 2024, che richiede alle attività di carbon farming di generare benefici collaterali per la biodiversità. Per chi lavora con le foreste, questo impegno porta dritto alla biodiversità: gestire un bosco pensando solo al carbonio, senza curarne la diversità biologica, significa rischiare un beneficio per il clima pagato dall’ecosistema stesso. Da qui nasce il nostro interesse per il tema, e questo approfondimento. Alcuni dei progetti che stiamo sviluppando riguardano la generazione di crediti di carbonio da gestione forestale migliorata, per la quale la metodologia europea è in fase di definizione. Rispetto alla gestione ordinaria di un bosco, questa pratica ne aumenta il carbonio immagazzinato, ad esempio allungando i turni di taglio, riducendo i prelievi o lasciando alcune aree alla libera evoluzione: le stesse leve che, se applicate con attenzione, rafforzano anche la biodiversità.
Per Carbon Planet tutto questo si traduce in un principio operativo: un credito di carbonio è tanto più solido quanto più è solido l’ecosistema che lo genera. Le evidenze scientifiche e il nuovo quadro europeo (CRCF) convergono nella stessa direzione: la biodiversità non è un “di più” rispetto allo stoccaggio del carbonio, ma una delle condizioni che lo rendono stabile e duraturo nel tempo. Una foresta diversificata tende a sequestrare di più, resiste meglio a parassiti, incendi e siccità, e riduce il rischio che il carbonio assorbito torni in atmosfera — il fattore che più conta per la qualità e la permanenza di un credito.
Investire nella diversità delle foreste significa investire nella permanenza del carbonio che custodiscono: è la strada per fare della mitigazione climatica e della tutela della natura un unico obiettivo.
Fonti principali
Segretariato della Convenzione sulla diversità biologica (2026), State of Biodiversity Action: Global Report on Collective Progress in the Implementation of the Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, Montréal. Il link alla versione integrale è www.cbd.int/globalreview/report2026
Gios G. (2022), Introduzione all’economia dell’ambiente, Cacucci Editore, pp. 155-180 (da cui sono riprese le citazioni di Lévêque e di Lorenzetti in Osler, 2021)
Bar-On Y.M., Phillips R., Milo R. (2018), The biomass distribution on Earth, PNAS 115(25):6506–6511.
Weiskopf S.R. et al. (2024), Biodiversity loss reduces global terrestrial carbon storage, Nature Communications 15:4354.
Regolamento (UE) 2024/3012 — Carbon Removals and Carbon Farming Certification Framework (CRCF).
Bartolucci F. et al. (2018), An updated checklist of the vascular flora native to Italy, Plant Biosystems 152(2):179–303.


